“LESS IS MORE”

Rallentare e godersi la strada, più che la destinazione

“Buon viaggio

Che sia un’andata o un ritorno
Che sia una vita o solo un giorno
Che sia per sempre o un secondo
L’incanto sarà godersi un po’ la strada”
 

Il nostro Cesare Cremonini cantava così in una canzone di qualche anno fa e mi trova sulla stesa lunghezza d’onda: godiamoci la strada!

E mi domando, ma veramente lo facciamo?
Nella società in cui ogni giorno siamo sempre più portati a correre per assecondare i nostri “bisogni” (o anche quelli degli altri?chissà) mi fa davvero riflettere a quanto davvero ci godiamo il percorso più che la destinazione.
 
Mi capita ad esempio, di sentire sempre più spesso amici e conoscenti che mi dicono avere pochi giorni disponibili per le tanto attese ferie, chiedondomi però di costruire itinerari con “tante cose da vedere” , talmente pieni da risultare impraticabili anche al più preparato maratoneta! 
 

A mia domanda del perché tutta questa smania di correre ANCHE in ferie la risposta è quasi sempre:
“e se poi non ci ritorno?
Voglio vedere quanto più possibile”!

A questa risposta segue sempre un mio “Ah ok, se intendi vedere mi sta bene, ma pensi davvero di entrare nell’essenza del posto che visiti schizzando come una pallina da flipper su e giù per un paese, o ti rimarrà solo un timbro sul passaporto”?

E lì…il vuoto………..

Solo timbri o esperienze?

Quali esperienze ti porti a casa, se corri talmente tanto che nemmeno hai il tempo di renderti conto di dove ti trovi?!

Non so se è capitato anche a te questa frenesia di “voler vedere tutto” ma davvero vogliamo farci stressare anche dal viaggio?

Su un interessante articolo di Riza leggiamo come lo stress nasca sempre da obblighi autoimposti:

“Darsi una meta o elaborare un progetto sono buoni test per comprendere quanto sia in nostro potere aumentare o diminuire lo stress, per capire cioè se stiamo agendo in modo elastico e quindi naturale o rigido e quindi patologico. Nel secondo caso, tenderemo a operare secondo tempi e modalità schematiche che ci auto-imponiamo di rispettare. Più crescono le aspettative, più questi programmi si fanno stringenti, più sale lo stress”

Le aspettative ci fregano, nel quotidiano così come nel viaggio, e qui forse ancora di più perchè si investono soldi e tempo prezioso…e  allora, perchè non provare ad abbandonarle, perchè non lasciare liberi testa e corpo per qualche giorno?

Che sia un giorno, un weekend o un viaggio più lungo e impegnativo,
qual’è il vantaggio nel riempirlo di mille ingredienti, aspettative (magari troppo alte) se poi a lato pratico la nostra memoria fa fatica a ricordare anche solo un dettaglio, una persona o uno specifico evento?

Che non significa non programmare affatto, certo, ma darsi più spazio e godere di quello che la strada ci può offrire, farsi sorprendere e cambiare rotta anche se implica una “perdita di tempo” rispetto alla meta prefissata.

Ti consiglio questo bel libro di Erica Barbiani che ho appena finito di leggere,  Guida sentimentale per camperisti  che mi ha fatto assaporare ancora di più il senso della sorpresa e del lasciarsi andare alla lentezza di un viaggio itinerante e assolutamente “slow”.
Lasciare i pregiudizi e mollare le convinzioni, proprio quello che fanno i protagonisti molto eterogenei di questo bel romanzo “en plen air”.

Erica Barbiani -Guida Sentimentale per Camperisti
Ricordiamoci, cari vanner e van lover, che siamo agli inizi del 2019 proclamato l’anno del turismo lento (slow travel) dall’ex ministro dei Beni culturali e turismo, Dario Franceschini: 
 
“Il 2019 anno del turismo lento sarà un ulteriore modo per valorizzare i territori italiani meno conosciuti dal turismo internazionale e rilanciarli in chiave sostenibile favorendo esperienze di viaggio innovative, dai treni storici ad alta panoramicità, agli itinerari culturali, ai cammini, alle ciclovie, ai viaggi a cavallo. Investire sul turismo sostenibile”, aveva concluso “è una strategia di sviluppo che ha come fine la tutela e la riproposizione innovativa di luoghi, memorie, conoscenze e artigianalità che fanno del nostro Paese un luogo unico: un circuito di bellezza straordinariamente diffuso lungo tutto il suo territorio fisico, e lungo un arco di secoli di civiltà. Una strategia fondamentale per governare la crescita dei flussi turistici che ci attendiamo per i prossimi anni”.
 
L’origine dello SLOW TRAVEL risale al 1986 per mano di Carlo Petrini,  che con un nuovo movimento culturale e gastronomico – denominato in seguito Slow Food – si pose l’obiettivo di “invertire la rotta” con cui scorre la velocità della vita.

Secondo Carlo a una maggiore lentezza equivale una maggiore consapevolezza, una presa di coscienza, in forte opposizione quindi al “mordi e fuggi” tipico di crociere o di tour da giapponesi di 5 giorni su e giù per l’Italia, isole comprese! 
 
Chissà poi perché “lento” è una parola che spaventa molti: forse perchè fermarci un po’ ci obbliga ad entrare in contatto con noi stessi, a riflettere, pensare, a scendere un po’ dalla ruota del criceto in cui ci rifugiamo o semplicemente di cui ci ritroviamo inconsapevolmente a far parte…
 
Viaggiare lento, per me come per Carlo, significa immergersi nelle realtà locali, vivere un’esperienza che includa il sapore del confronto con chi vive in quella realtà, rispettarne il contesto e avere la fortuna di condividerlo con altri viaggiatori.
 
Ti segnalo alcuni festival interessanti se vuoi approfondire il mondo slow travel:

 
In cerca di traqnuillità

Cucinare piatti cambogiani a Battanbang o dormire presso una famiglia Iraniana a Kashan e bere con loro dell’ottimo chai, son state esperienze che resteranno ferme nella memoria, ma le ho godute al massimo perchè ho rallentato e mi sono fatta sorprendere dall’imprevisto, evitando di passare alla città successiva e accettando di mettere una puntina in meno sul tanto adorato planisfero! ☺

Corso di cucina al Coconut LyLy di Battambang

Tu hai mai avuto voglia di rallentare, di “uscire dagli schemi”, prenderti il tempo e il gusto di  fare nuove esperienze?

Io sì,e ti confesso che è una sensazione sempre più forte e che va di pari passo con le mie scoperte  di tante, piccole bellezze nascoste che ci offre la nostra meravigliosa Italia.
Come il borgo di Modigliana ad esempio, oppure l’agriturismo dove ancora si usa tirare a mano la piadina come la signora Gianna è solita fare…come dici, non conosci nessuno dei due?

Allora potrebbe essere un buon momento per cominciare questo 2019 all’insegna dello slow travel!  ☺

Riprenditi il tuo tempo e il contatto con una vita più tranquilla, comincia da qui!

Enjoy slow travel!

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RITROVARE la SERENITÀ A 60Km/h E CON SOLO UN BAGAGLIO A MANO

La felicità con poco in pochi metri è possibile (anche per noi donne)!

Scrivo questo articolo perché tanti amici e conoscenti non si sono capacitati del fatto che ho convissuto per  10 giorni in uno spazio piccolo come quello di un minivan degli anni 70, col fidanzato e un trolley da 10kg… cose apparentemente inconciliabili come la voglia di saldi in una donna e la pazienza di un uomo nell’accompagnarla…
 
In realtà il desiderio di un viaggio a bordo di un pulmino vintage è sempre stato dentro di me, da quando un’amica – in giovane età – mi ha fatto scoprire questo mondo fatto “di lamiere tondeggiante e occhioni cigliati”, di sedili colorati e carrozzerie sgargianti, passando da un raduno a Valdobbiadene con alpini e cascate di Prosecco a un altro sulla costa Toscana dal sapore decisamente più “Etrusco” …
 
Subito innamorata di questi mezzi ai quali mi sembrava mancasse solo la parola…mai però avrei pensato di partire dopo tanti anni alla volta di Tenerife con quella “casina” sempre sopra la testa a rassicurarmi…ma soprattutto tornare così rigenerata e rilassata emotivamente è stata una grande sorpresa.
Wendy alla spiaggia El Médano

Beh e com’è possibile, direte voi?

 In realtà è nato tutto in maniera molto spontanea alla fine dell’anno 2017,  quando cercando un alloggio sull’ isola Canara ci siamo imbattuti in Wendy, T2 Volkswagen del 1975 perfettamente restaurato da una coppia di italiani traslocati a Tenerife da anni: io e il mio compagno ci siamo guardati e  – una volta vinto il suo iniziale scetticismo tipico del maschio romagnolo del “chissà se questo trabiccolo viaggia” – abbiamo cliccato “prenota” e in pochissimo tempo ci siamo ritrovati catapultati in una dimensione totalmente nuova, noi che di viaggi ne avevamo comunque sempre vissuti tanti e nelle modalità più “variopinte”, camper compreso per quanto mi riguarda.
 
Sicuramente è stato decisivo l’impatto emotivo che ci ha trasmesso salire su Wendy per la prima volta e le relazioni che si costruivano curva dopo curva, sosta dopo sosta, con gli altri viaggiatori e isolani che incontravamo: fermarsi a dormire in piena natura, a picco sul mare o in un bosco ma senza aver paura che potesse succederci qualcosa di brutto, incontrare persone che ci offrivano del cibo o semplicemente fare un brindisi con quel che “si aveva in casa” solo perché “riconosciuti” come “viaggiatori lenti e alla scoperta”,ci provocava stupore e allo stesso tempo un senso irrefrenabile di allegria e voglia di condivisione.
Wendy e il faro de Abona
Era proprio quello che andavamo cercando in quel periodo: volevamo allontanarci da tutto quello che era “fretta”, il poco tempo da dedicare a noi stessi, agli altri (noi in prima persona  peccavamo a volte di questa mancanza ) e un senso di perdita di contatto con l’altro anche se eravamo sempre immancabilmente presenti “online”.
 
C’era bisogno di tranquillità, di uno spazio/tempo a misura d’uomo e non di automa, ci doveva essere del “tempo da perdere”
 
Wendy dall’alto dei suoi 42 anni – portati splendidamente – ci aiutava inconsapevolmente a riprendere i contatti con una dimensione che ci stavamo perdendo, facilitava le conversazioni con i “vicini di sosta”, provocava esclamazioni di simpatia mentre “sfrecciava ai 60km/h” sulle strade più o meno tortuose di Tenerife.
 
E nonostante i suoi spazi ristretti –  ma tagliati talmente bene da far invidia alle soluzioni Ikea – e piccoli sacrifici verso la solita comodità (tipo “cerca la scarpa in cima al pulmino per scendere a fare pipì” e “ma la pompa dell’acqua che fino a ieri funzionava, che fine ha fatto”?!) posso felicemente affermare che noi donne sopravviviamo!
 
Anzi, si ha forte e chiaro la certezza che ci si sente belle, libere e forti anche solo con un vestito e un paio di jeans, che i capelli sono belli anche se non piastrati tutte le sere e ci si può truccare anche in uno specchio retrovisore e che il cuore…se si addormenta con le stelle e si risveglia con l’alba sul mare è un cuore più sereno…
Spiaggia di Tajao

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A presto e STAY TUNED!

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